giovedì 25 agosto 2022

Consapevolezza e illusioni.

In questa campagna elettorale vedo persone convinte che la rappresentazione soggettiva che fanno della realtà corrisponda ad un'analisi oggettiva dei fatti e non alla tirannia della loro mente offuscata. Questa condizione, purtroppo, le rende vittime di politici ciarlatani che attraverso proposte fasulle riescono a carpirne il voto. Ma, puntualmente, questi imbroglioni, che prima delle elezioni garantiscono risultati stratosferici, alla prova dei fatti deludono le aspettative dell'elettorato più ingenuo, che aveva dato credito agli impegni presi dai suddetti. 
Legare le proprie aspettative e la propria felicità alle promesse, puntualmente tradite, del populista di turno è una prassi che nel lungo periodo porta a disincanto e frustrazione, alimentando il non voto oppure spingendo gli elettori verso politici ancora più venditori di fumo. Eppure una soluzione esiste: bisogna arrendersi alla realtà ed abbandonare ogni illusione. La consapevolezza del presente, la capacità di vivere pienamente qui ed ora, la freddezza di valutare obiettivamente e con equanimità il mondo circostante sono le condizioni essenziali per creare delle aspettative proporzionali ed adeguate al margine di miglioramento che ogni società può avere. Per superare gli ostacoli non è sufficiente abbassarli pigramente e fare un salto, ma sforzarsi in modo concreto attraverso azioni realizzabili e mettendo al bando le formule semplificate proposte da politici imbonitori.
G. C.

giovedì 21 luglio 2022

Una finestra sulle elezioni in arrivo

Ad oggi nessun leader responsabile della caduta del governo è pronto a rivendicarne la paternità dell'azione, questo perché probabilmente i tre partiti colpevoli della fine del governo Draghi (il M5S con l'innesco della crisi; Lega e Forza Italia non votando la fiducia) più che rifiutare la persona Mario Draghi hanno rifiutato la sua agenda di Governo.
Un agenda che prevedeva l'emancipazione dell'Italia dall'attuale modello fallimentare frutto della malapolitica che si è succeduta nel corso degli anni, e che aveva posto le basi per la vittoria alle elezioni politiche del 2018 di partiti e movimenti di protesta (M5S e Lega), dimostratisi nel corso di questa legislatura, alla prova dei fatti, ugualmente incapaci di assolvere ai bisogni del cittadino e alla modernizzazione del Paese. 
Per dare una chance all'Italia, che attraverso questa crisi di governo inconsulta - voluta fortemente da Salvini, Berlusconi e Conte - ha avuto una perdita di credibilità e affidabilità mondiale, è necessario costruire e dare fiducia a quelle forze che si sono dimostrate leali nel sostenere le riforme utili al miglioramento dello Stato e, soprattutto, delle condizioni socioeconomiche delle famiglie e dei lavoratori. In questo grande momento d'incertezza è decisamente necessario riporre la nostra fiducia in quei partiti che si sono posti a garanzia degli interessi dei cittadini, sostenendo le famiglie durante le crisi che si sono succedute e sovrapposte (prima pandemica poi sociale ed infine geopolitica) negli ultimi anni. La caduta di Draghi, causata dai grillini con la cooperazione del centrodestra, impedirà al governo uscente di poter erogare sostanziosi aiuti alle famiglie, ai poveri e ai lavoratori; ritarderà l'applicazione dei CCNL già firmati (sanità) bloccando il pagamento degli arretrati economici ed il riconoscimento degli aumenti contrattuali previsti alla firma dalla pre-intesa; ostacolerà ogni possibile manovra utile per ridurre il costo della vita causato da un inflazione galoppante; ostacolerà il processo di riforme utile al rinnovamento del Paese attraverso i fondi del Pnrr; renderà impossibile il taglio del cuneo fiscale in tempi brevi. 
L'unica via per salvarci da questo presente critico e da un futuro ancor più infelice è quella di non affidarsi più ai colpevoli di questa crisi di governo. Dopo aver messo a rischio le già gravi condizioni delle famiglie italiane Conte, Salvini e Berlusconi potrebbero portare l'Italia direttamente in condizioni catastrofiche, data la totale mancanza di coscienza dimostrata in questo ultimo passaggio parlamentare, dove hanno puntato decisamente sulla crisi con un occhio aperto ai sondaggi e l'altro chiuso di fronte alle condizioni drammatiche in cui stavano spingendo gli italiani.
G. C.

sabato 16 luglio 2022

Crisi di governo Draghi

Nel recente passato la strategia comunicativa del "terrore" (operazione fear) non è servita ad evitare delle scelte (vittoria di Trump nel 2016, Brexit) che pur non comportando delle conseguenze nefaste, come annunciato dalle suddette campagne d'informazione, hanno significato un momento di peggioramento per il modello di civiltà occidentale.
Oggi, in ragione della crisi di governo in Italia, aleggiare eventuali spettri (crisi economica, energetica, inflazionistica, sociale, geopolitica e vittoria delle destre reazionarie) affinché tutto possa rientrare pare solo una tattica infruttuosa, superata peraltro dagli eventi. 
Alea iacta est (il dado è tratto): il governo è spaccato, il premier dimissionario, la modalità di una maggioranza "à la carte" (dove ogni partito vota esclusivamente i provvedimenti in linea con i propri desideri) è irricevibile. In un Governo di unità nazionale, come quello di Draghi, nessun partito può pensare di imporre la propria linea in danno alle altre componenti della maggioranza -con evidenti sensibilità diverse - quindi tutti devono scendere a patti con compressi poco fruttosi per i sondaggi. 
Ed è proprio questo l'elefante nella stanza: la crisi congiunturale poco ha premiato la responsabilità dei partiti/ movimenti che normalmente sono abituati ad ingrassare il loro bacino elettorale cavalcando il malumore della popolazione. Questa condizione, di continua emorragia di consenso, ha spinto il M5S ad innescare la crisi (non votando la fiducia al Governo sul Decreto Aiuti), immediatamente cavalcata dall'altro partito, la Lega, che trova maggiore difficoltà a far comprendere alla propria base più barricadera la necessità di assumere delle scelte molto responsabili ma poco popolari, che subito ha spinto sull'acceleratore della crisi con dichiarazioni al vetriolo.
La valanga è partita e l'esito per questa legislatura sembra essere fatale, ma, una volta caduto il governo in carica, i responsabili della crisi dovranno spiegare in che modo pensano di portare avanti l'agenda sociale tanto promessa e sbandierata.
Inoltre dovranno chiarire alle famiglie come fare per sostenere la crisi energetica, inflazionistica e sociale senza il sostegno di un governo che abbia piena capacità operativa.
Purtroppo, quello che è stato propagandato come uno strappo in favore della popolazione più debole, si risolverà con un peggioramento delle condizioni socioeconomiche proprio degli ultimi.
G. C.

domenica 27 marzo 2022

Rischio calcolato

La debolezza di un leader è tanto più evidente quanto più grandi sono i suoi sforzi per apparire invulnerabile.
Il paventare potenziali fibrillazioni nel governo da parte di Conte qualora l'Italia dovesse mantenere fede ai patti assunti in passato con la NATO - portare la spesa per la difesa al 2% del PIL- è una strategia di brinkmanship simile a quella che sta adottando Putin ora che l'invasione dell'Ucraina si è impantanata - minacciare l'utilizzo di armi più devastanti capaci di radere al suolo il Paese. 
Il desiderio intimo di entrambi è, probabilmente, quello di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Nessuno dei due vorrebbe, o potrebbe, tenere fede alle minacce di cui sopra. Né Putin può sventrare l'Ucraina pur di conquistarla né Conte può mettere a rischio la tenuta del governo pur di difendere una bandierina utile esclusivamente per la propaganda. Il perché è chiaro: Putin, devastando ulteriormente l'Ucraina, dimostrerebbe in maniera fattuale che la sua è una guerra imperialista, e non di liberazione; Conte non ha una forza coesa alle spalle, ma un movimento balcanizzato che tutto desidera fuorché correre il rischio di elezioni anticipate (rielezione di Mattarella docet).

domenica 6 marzo 2022

La civiltà occidentale alla gogna

È singolare vedere persone che si considerano astute, per il semplice fatto di essere diffidenti nei confronti della NATO, non rendersi conto che non è tanto una questione di arguzia, ma di libertà. 
Libertà che nel mondo occidentale permette ad ognuno di credere e diffondere a mezzo stampa, TV e social le più assurde bestialità senza incorrere nel rischio della galera, o persino della vita.
Quella stessa libertà che permette il dibattito plurale, l'opposizione interna e una contronarrazione diffusa e capillare, in parole povere: quella possibilità che permette ad ogni singola persona di raccontare gli argomenti dalla sua singolare prospettiva senza temere ritorsioni di sorta.
Eppure, nonostante le tante voci dissonanti presenti nel dibattito del mondo occidentale, il nostro modello di civiltà viene puntualmente messo sul banco degli imputati per l'incapacità di dare tutto quello che promette.
Questo produce un effetto paradossale: le stesse persone, abituate a fare le pulci alla nostra imperfetta democrazia, si mostrano viceversa particolarmente indulgenti con i regimi autoritari. Ad esempio, all'autocrate Putin, che ha invaso uno Stato libero; bombardato obiettivi civili; massacrato innocenti; imposto la censura nel suo Paese; bloccato l'accesso ai social in Russia; portato il suo Paese in default finanziario; viene offerto un alibi, l'espansionismo della NATO. Questa doppia morale, irreprensibile nei confronti del mondo occidentale e indulgente con chiunque altro, è la cartina di tornasole di un sentimento molto diffuso e radicato: l'anti-americanismo. Questo impulso cieco porta le persone a perdere di vista un'evidenza lampante: le uniche nazioni sulla Terra dove è permessa l'opposizione al governo in carica sono figlie della civiltà occidentale. Quindi, senza voler silenziare l'autocritica, che peraltro è il motivo per il quale i modelli democratici riescono ad essere più elastici, dinamici e capaci di adattarsi ai nuovi scenari, ma prendendo in considerazione che esistono due tempi ben distinti, in cui prima si difende il modello di civiltà più libero dai modelli autoritari e poi si lavora affinché esso possa migliorare in maniera incrementale, è necessario prendere atto di una verità fattuale: ora è giunto il momento di difendere la nostra cara libertà da un regime aggressivo e sanguinario.
G. C.

domenica 24 ottobre 2021

Legge di bilancio, pensioni e reddito di cittadinanza

Ogni anno la legge finanziaria ci ricorda che in fin dei conti i partiti di destra e di sinistra condividono la stessa idea: maggiore spesa pubblica e minore tassazione.
Ognuno declina alla propria maniera la spesa pubblica (prepensionamenti, sussidi, welfare, bonus) e l'abbattimento delle tasse (flat tax, diminuzione del cuneo fiscale, riduzione delle tasse sul patrimonio e sul reddito) ma alla fine della fiera la storia è sempre la stessa: l'indisponibilità della politica di accettare che di fronte a risorse limitate è necessario fare delle scelte oculate.
Il dibattito odierno, come quello passato, riguardo la finanziaria, rende perfettamente l'idea di quelle che saranno poi le future maggiori voci di spesa della legge di bilancio: 
pensioni, quota 100 o che dir si voglia; 
Sussidi, ad esempio il rifinanziamento del reddito di cittadinanza.
Fa nulla che quota 100 sia stata solamente una trovata elettorale inadeguata dal punto di vista pratico, sia perché ha favorito la platea sbagliata, soprattutto uomini e dipendenti della PA, sia perché ha depauperato le piante organiche delle aziende, tasso di sostituzione di 0,4 (4 assunti per 10 pensionamenti); 
E non importa che il reddito di cittadinanza sia stato mal concepito, essendo una brodaglia mal assortita di assistenza e politiche attive del lavoro, che non raggiunga in modo adeguato le famiglie in povertà, sono favoriti i single rispetto ai nuclei familiari con più figli, che sia percepito da alcuni in modo truffaldino, lavoro nero e quant'altro, e che non ci sia un collegamento strutturale efficiente tra percettori del reddito e strutture di formazione/mercato del lavoro, l'importante, per i partiti, non è massimizzare i risultati ottenibili con l'utilizzo delle nostre tasse, ma venerare il proprio feticcio.
Purtroppo nessun governo, nemmeno uno tecnico, può sfuggire, anche se in maniera parziale, alle conseguenze della propaganda che i partiti hanno fatto a suo tempo durante il periodo elettorale. Quindi, una volta instillata la convinzione nell'elettorato che si può aumentare la spesa corrente a discapito della produttività (scuola, formazione post pase, ricerca), abbassando al contempo la tassazione, nessun cittadino sarà più disponibile ad accettare soluzioni meno allettanti per il singolo individuo nel breve periodo, ma più lungimiranti e, soprattutto, nell'interesse della collettività. 
G. C. 

lunedì 18 ottobre 2021

Elezioni amministrative 2021

Cronache delle elezioni amministrative 2021:

1) L'astensionismo non è un alibi per nessuno. L'astensionismo è semplicemente una colpa: colpa per il politico che è stato incapace di intercettare una porzione di cittadini; colpa per il cittadino che astenendosi ha scelto di non partecipare alla vita democratica del suo Paese;

1bis) La democrazia non è in crisi da oggi, ma è sempre stata in crisi, anzi è nata in crisi. È umano, naturale, sicuramente più semplice affidare il potere a qualcuno che gestendolo in maniera autoritaria assume decisioni perentorie, ma la democrazia è l'esatto opposto. La democrazia impone la mediazione tra le parti, annacqua le decisioni, avanza in maniera incrementale e smorza gli entusiasmi dei massimalisti. La democrazia è dialogo, è partecipazione, è continuità, è fatica, è la trama lunga e lenta della vita con pochi o nessun colpo di scena, senza soluzioni geniali o miracoli da 100 punti (cit. Troisi);

2) Il Centrodestra finché non tornerà a trazione moderata, europeista e atlantista, affrancandosi dalle pulsioni sovraniste/populiste sarà condannato irrimediabilmente all'opposizione.
Può mai intercettare il voto dei professionisti, degli imprenditori (piccoli e grandi), dei cittadini delle metropoli chi rincorre cialtroni, sciamani e leader politici che hanno instaurato nel loro Paese modelli di democrazia illiberale(Orban, Duda, Putin)? 

3) Queste elezioni hanno certificato, se c'è ne fosse stato ancora bisogno, la fine del m5s delle origini. Probabilmente se Conte avesse avuto le mani più libere, all'interno del movimento stesso, si sarebbe alleato ovunque con il pd capitalizzando al massimo la vittoria degli altri. Nel suo innegabile trasformismo, Conte sta trasformando il m5s in un partito che ben si integra con le altre componenti del centrosinistra (statalismo, assistenzialismo e giustizialismo) abbandonando per tempo le pulsioni più esasperate del populismo (euroscetticismo e indisponibilità alla mediazione) che mal si conciliano con chi vuol sedere tra i banchi della maggioranza.

4) Il pd ha vinto. A suo favore ha giocato l'essenzialità nella comunicazione, la partecipazione al governo da forza responsabile e la capacità di coagulare quante più forze possibili intorno a sé. Vincere le elezioni amministrative però non è garanzia di nulla, le elezioni politiche sono ben altra cosa;

5) Il campo riformista da solo non va da nessuna parte, nonostante l'exploit di Calenda a Roma (20%). Il sistema elettorale non permette ipotesi di corsa in solitaria: non c'è riuscito nemmeno il m5s dei primi tempi con il trenta e più per cento. Basta personalismi, basta veti e basta partitini vuoti di dibattito interno, che non sono altro che propaggini del loro leader; la democrazia impone la mediazione, ora è necessario un atto di maturità politica da parte di  tutti (Renzi, Calenda, Bonino).

Buon lavoro a tutti i sindaci.