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domenica 27 marzo 2022
Rischio calcolato
domenica 6 marzo 2022
La civiltà occidentale alla gogna
domenica 24 ottobre 2021
Legge di bilancio, pensioni e reddito di cittadinanza
lunedì 18 ottobre 2021
Elezioni amministrative 2021
mercoledì 22 settembre 2021
La Lega e la responsabilità di governo.
L'uscita della Donato dalla Lega, la spaccatura del M5S, il posizionamento all'opposizione di SEL e FDI, sono il chiaro segnale che il compito del populismo è esclusivamente raccogliere i voti, non governare. Tant'è vero nei momenti di crisi o nel momento in cui sul politico pesa la responsabilità delle scelte, in pratica alla prova dei fatti, il principio di realtà si impone sempre e le ricette folli risultano inapplicate, volendo riassumere: è meglio tradire la propria coerenza che condannare il Paese a nefaste conseguenze.
L'area più populista della Lega (Donato, Borghi, Rinaldi, Bagnai), del M5S (Di Battista, Paragone, Lezzi, Morra), della sinistra (Fratoianni) e della destra (Meloni) possono propugnare le tesi massimaliste solo dai comodi scranni dell'opposizione, viceversa rischierebbero di portare l'Italia in rovina. Inoltre il vantaggio di non governare gli consente, ai suddetti, di proporre agli elettori soluzioni semplici a problemi complessi senza avere né la necessità di dimostrare che esse siano veramente applicabili né dovendo affrontare le eventuali conseguenze negative delle scelte, di fronte a quegli stessi elettori che li hanno in principio premiati alle urne.
Ciò non significa che il populismo non sieda tra i banchi dell'attuale, e delle passate, maggioranze parlamentari, o che l'agenda di governo non risenta dell'influenza che esercitano i populisti; credere diversamente sarebbe una pia illusione. Anzi il populismo è consustanziale alla democrazia stessa: è una sua irrimediabile degenerazione, con la quale è necessario convivere. Giustappunto i cialtroni, gli imbonitori e gli arruffapopolo vengono spesso arruolati dai partiti al fine specifico di intercettare il consenso della pancia del Paese alle elezioni. Ma, l'elezione di quest'ultimi non comporta necessariamente una svolta oltranzista nell'azione di governo perché, fortunatamente, nemmeno i populisti credono fino in fondo alle loro ricette.
martedì 17 agosto 2021
Saviano, Murgia e l'attacco alla famiglia
domenica 15 agosto 2021
Afghanistan, libertà, diritti e prestigio
"A che serve che un popolo sia l'immagine stessa dell'agiatezza e della libertà, se è continuamente esposto ad essere devastato e conquistato? Che importa che esso sia manufatturiero e commerciante, se altri dominano i mari e dettano legge sui mercati? La forza è quindi spesso la prima condizione della felicità dei popoli e perfino della loro esistenza. Donde viene che i piccoli popoli finiscono sempre coll'essere violentemente uniti ai grandi, oppure che vi si uniscono spontaneamente". (Tocqueville)
Questo passo è noto nel mondo occidentale sin dal 1835, data della prima pubblicazione del testo "La democrazia in America".
Eppure oggi, nel 2021, alla fine dell'Operazione Libertà Duratura (così denominata la guerra in Afghanistan) ci chiediamo che senso ha avuto liberare l'Afghanistan dai talebani se poi non si è dotato il Paese dei mezzi adeguati per poter resistere autonomamente al ritorno degli stessi. Che senso ha avuto creare una democrazia senza che fosse dotata dei necessari anticorpi per poter sopravvivere? Alcuni congetturano che gli USA, volutamente, hanno lasciato il territorio che avevano occupato, dove avevano posizionato basi militari, uomini e mezzi; un territorio a ridosso di una potenza rivale (Cina), di una potenza in nuce (India), di una potenza decaduta (Russia) e di uno Stato considerato canaglia (Iran), per rendere instabile la zona. Probabilmente gli stessi non considerano i due seguenti aspetti (uno di ordine pratico e l'altro un precedente storico): meglio essere vicino al potenziale nemico; l'episodio della crisi missilistica di Cuba tra USA e URSS. Quest'ultima vicenda, unita al sostegno che l'URSS ha assicurato a Cuba durante la guerra fredda, come d'altronde hanno fatto gli USA con altri Stati ritenuti utili, dimostra che le potenze preferiscono un governo amico a condizioni di instabilità. Eppure questa ritirata frettolosa, scomposta ed aspramente criticata, per diverse ragioni, dai più disparati commentatori, insegna una cosa: non si può fare una politica estera forte e decisa senza il sostegno della base elettorale. La retorica dell'America First, dell'isolazionismo, del sovranismo, ha illuso che si potesse essere grandi facendo a meno del mondo, ma non è cosi. Il corpo elettorale americano, in maniera trasversale, si aspettava la fine delle operazioni militari, e così è stato, salvo non voler accettare psicologicamente le conseguenze ad esso correlate: il ritorno al potere dei talebani; le immagini della rovinosa ritirata; lo smacco internazionale. Sì, perché diciamocelo chiaramente: ai più non interessano le pessime condizioni in cui verserà la popolazione afgana, ma il prestigio internazionale intaccato.
Giuseppe Cerullo